MicaTantoMovimento

Non è un movimento, ma vuole creare movimento, un movimento verso la civiltà adulta.

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Utente: micatantom
Nome: MicaTantoMovimento
"Vuol dire passeggiare insieme, persone disabili e non, per le vie della città, impossessandosi degli spazi pubblici, pubblici per tutti. Mica tanto movimento, in fondo. Anche perché di più, di movimento, non riusciamo a farne; questione di limiti." "Non è un movimento, ma crea movimento, un movimento verso la civiltà adulta." "Diventerà una massa critica e civica, ma solo se ci sarai anche tu!"

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venerdì, 22 giugno 2007

micatantomovimento per la prova costume..

 
 SABATO 30 GIUGNO IN L.GO CAIROLI ALLE 16.30 CI SARA' IL SECONDO APPUNTAMENTO DI 
micatantomovimento1
In zona 6 a Milano è nato il Tavolo H6
Il Tavolo è un'occasione di incontro e confronto tra le Organizzazioni pubbliche e private che, nella zona 6 del Comune di Milano, si occupano di interventi a favore di perone disabili.
Ad esso partecipano quindi vari rappresentanti del pubblico, del terzo e quarto settore, ma anche genitori.
 
Dal Tavolo H6 è partita la proposta di organizzare
il movimento che ha esordito il 26 maggio 2007.
 
è una massa in movimento a cui ci si può aggregare in piena libertà: le persone disabili, i loro familiari, gli operatori, ma anche le mamme con i passeggini e i bambini, gli anziani, gli studenti. Insomma tutti i cittadini.
Non per manifestare, ma per passeggiare insieme e, insieme guardare in faccia la città.
 
 
                                                                                       Tavolo H6      
                                                                                      www.tavoloh6.org
 
 
postato da: micatantom alle ore 14:35 | link | commenti (1)
categorie: micatantomovimento

Logica della lentezza..

Inchiostro - La rubrica di Claudio Imprudente

Il biondo tartarugo supera pian piano la mora lepre: ovvero la logica della lentezza

Il saper rallentare, il saper guardare ti dà la possibilità di cogliere delle occasioni che correndo troppo non vedresti neppure. Credo che questo sia uno dei ruoli delle persone con deficit: fare recuperare alla collettività la logica della lentezza

logicadellalentezzaROMA - Come sapete a Bologna nel mese di dicembre c'è stata la famosa kermesse di handimatica alla quale ho partecipato con un intervento per il convegno sulla comunicazione nei mass media. Pochi giorni fa mi è arrivata una lettera da parte di un'educatrice che mi ha dato l'occasione di tornare a riflettere riguardo ad un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la logica della lentezza. L'educatrice nella lettera lamenta il fatto che nella società odierna invece di essere aperti a nuovi orizzonti a nuovi scambi e modalita' si ricerchi il monopolio assoluto su sistemi di comunicazione, tagliando fuori il linguaggio dei segni o la comunicazione non verbale, in sostanza si rifiuta tutto ciò che non è immediato, istantaneo.

La prima volta che ho sentito parlare della logica della lentezza è stato quando nel mio mangiadischi (ormai oggetto d'antiquariato) ho messo il disco di Bruno Lauzi e ho ascoltato "la tartaruga". Riascoltandola poi negli anni mi son sempre più convinto che questa canzone è davvero un inno alla lentezza. La tartaruga che un tempo era un animale che correva a testa in giù e filava via come un siluro, più veloce di un treno in corsa, dopo un incidente rallentò e… si accorse andando pian pianino di moltissime cose che non aveva mai notato: "un bosco di carote, un mare di gelato e un biondo tartarugo che ha sposato un mese fa". Questa canzone testimonia una grande verità: dovremmo recuperare la lentezza come un valore, specialmente in un mondo che va ai mille e mille all'ora. Il ruolo della diversità ha questa funzione: dimostrare che ci sono diversi tipi di velocità e andature: la lentezza può in questo senso diventare una risorsa.

Il saper rallentare, il saper guardare ti dà la possibilità di cogliere delle occasioni che correndo troppo non vedresti neppure. Credo che questo sia uno dei ruoli delle persone con deficit: fare recuperare alla collettività la logica della lentezza. Già solo sentendo il termine "lentezza" ci viene spontaneo associarlo a pensieri negativi: noia, stanchezza, perdita di tempo, voglia di anticipare, debolezza, vecchiaia… Ma perché questo termine ha acquisito queste accezioni negative? Perché un termine che di per sé non ha connotazione negativa, nella nostra società viene naturalmente associato a queste sensazioni di pesantezza? L'esempio della moviola risulta in questo caso decisamente calzante: diciamoci la verità: le riprese alla moviola sono molto più affascinanti di quelle normali perché si possono vedere tutti i particolari: le espressioni,i gesti atletici, le gocce di sudore e gli sguardi dei giocatori…

E se la lentezza diventasse un'angolazione particolare da cui osservare il mondo? Sicuramente la diversabilità diventerebbe un osservatorio speciale ed interessante per fare emergere quei gesti, quelle parole che la velocità non permette di cogliere. Un mio gesto che potrebbe essere classificato all'interno della "lentezza" è la mia lavagnetta con le lettere tramite cui comunico col mondo. Spesso la gente mi ringrazia perché ascoltandomi può tranquillamente prendere appunti, e le frasi entrano meglio facilitando lo scambio e il confronto, dunque il dialogo. Ecco che la lentezza nella comunicazione diventa una marcia in più invece che un deficit.
Quali sono i vostri gesti lenti? Cliccate lentamente su http://www.superabile.it/Home/Inchiostro_-_La_rubrica_di_Claudio_Imprudente/claudio@accaparlante.it e con calma vi risponderò!

(16 febbraio 2007)
postato da: micatantom alle ore 14:10 | link | commenti (2)
categorie: micatantomovimento
venerdì, 01 giugno 2007

26 Maggio primo appuntamento!

26maggio

26 maggio. Sabato. Il primo appuntamento con micatantomovimento.

Forse non eravamo riusciti a informare tutti. Il tempo era dato in peggioramento: temporali nel pomeriggio. Gli organizzatori erano degli anonimi “nessuno”, anche se numerosi, in rappresentanza di tutte le organizzazioni che siedono al Tavolo H6 sulla disabilità.

 

Invece, poco a poco, siamo arrivati. Dal metrò, dalle vie laterali, dai pulmini, hanno cominciato ad uscire facce note, amici e qualche volto nuovo.

 

Chi era lì aveva ben compreso e condiviso gli obiettivi. Senza dirlo, senza esserci parlati, era tutto chiaro.

Intanto, facciamoci vedere. Facciamo vedere alla città che esistiamo. Che anche noi facciamo lo struscio il sabato pomeriggio. E’ vero, dobbiamo esporci, mettere in mostra le nostre difficoltà, farle vedere a tutti, ma che alternative abbiamo? Nasconderci? Ci siamo nascosti troppo a lungo. Nelle nostre case, nei nostri centri specialistici, nelle nostre attività su misura. E’ tempo di uscire allo scoperto. Nessuna garanzia: potremmo riuscire ridicoli e questo forse è il rischio peggiore che corriamo.

26maggio1

 

Coinvolgiamo la città nella nostra lentezza, nel nostro impaccio motorio, nella nostra esitazione nel rispondere.

Mettiamo un bastone tra le ruote del pensiero efficiente.

In fondo, si diceva, questa passeggiata è un gesto pedagogico: mostra “la differenza” a chi ignora cosa sia o a chi si è addestrato a voltarsi per tempo dall’altra parte. Noi cerchiamo di coinvolgere tutti.

Ma è anche un “gesto filosofico” (si può dire ‘gesto’ nel caso della filosofia?): cerca di insinuare un pensiero che comprenda la differenza, ogni differenza, come termine di confronto piuttosto che come ostacolo da evitare. Insomma, mostriamo la differenza perché vogliamo che sia pensata e vogliamo che si pensi alla differenza per inglobarla in un immaginario usuale.

 

Siamo abituati, fa parte del nostro sapere civico, a prendere per mano i bambini e gli anziani. Lo facciamo perché tutti abbiamo bambini o anziani intorno e capiamo che a volte è necessario prenderli per mano. Altre debolezze (intese come differenze dallo standard immaginario) preferiamo esorcizzarle: che non capiti a me. Una malattia, per esempio, o un handicap.

Invece, dicono le statistiche, in Italia la disabilità, in tutte le sue svariate ed  imprevedibili forme, impatta con una famiglia su tre.

Dobbiamo dunque imparare a prendere per mano anche queste persone, non abbiamo alternative.

 

Ma prenderli per mano è proprio l’ultimo gradino di questo processo. Non abbiamo premura. Abbiamo aspettato tanto e possiamo aspettare ancora.  Per ora la nostra passeggiata è senza una meta precisa, è lenta, è strana, un po’ barcollante. A noi basta questo. Per ora.

 

E’ venuta Ombretta Fortunati, la consigliera provinciale con delega per l’handicap che, insieme all’impegno, riesce sempre a dimostrare la sua sensibilità; è venuta anche Lella Costa a buttar via gratis un sabato pomeriggio. C’ero anch’io. Eravamo in centosette, ci siamo contati. Mancava invece il mio amico Angelo. Lui sta in carrozzina e deve fare spesso pipì. Andate in via Dante? E io come faccio se a metà mi scappa? Così ha detto; e non è venuto.

Anche per questo facciamo micatantomovimento.

 

Il prossimo appuntamento è per Sabato 30 Giugno sempre in piazza Cairoli su via Dante per continuare il nostro movimento lento!

26maggio2

postato da: micatantom alle ore 17:46 | link | commenti (3)
categorie: micatantomovimento