Ricordo di aver visto da bambina la serie televisiva originale.
Ricordo gli ingenui episodi originali; erano più o meno tutti uguali: un’astronave intergalattica Enterprise, comandata dal capitano Kirk, si avvicinava ad uno strano pianeta, ogni volta diverso.
Utilizzando un tele-trasportatore che assomigliava ad una cabina telefonica cilindrica di vetro, una parte dell’equipaggio poteva spostarsi in pochi secondi dall’astronave alla superficie del pianeta, vivere una strana avventura e, in caso di pericolo (cosa che succedeva regolarmente), poteva con lo stesso meccanismo rientrare sull’astronave e finire la puntata con un sospiro di sollievo e la classica risata con happy end.
La cosa che variava di volta in volta era la specificità degli abitanti del pianeta, che sempre avevano un nuovo aspetto davvero stravagante, come stravaganti erano le loro attitudini, i loro usi ed il loro linguaggio.
Ricordo queste cose per poter spiegare ora a cosa mi sia servito vedere questi telefilm.
Mia figlia è una persona particolare.
Come tutti i figli dovrebbero essere per i propri genitori, per me è la migliore di questa Terra.
Per altri estranei invece è solo una ragazza che ha avuto come tutti in dono da Dio 2 orologi: uno per far crescere il corpo, e uno per far crescere la mente; quello della mente spesso è rimasto indietro, perchè Dio si è dimenticato di cambiargli ogni tanto la pila...
Così lei è quello che con tanto dolore e tanta fatica s’impara per necessità sociale a chiamare “disabile”.
Dico “necessità sociale” perchè sono convinta che in un’altra società, per esempio presso gli aborigeni, forse questa caratteristica non susciterebbe le sgradevoli reazioni che purtroppo riscontro nella nostra e lei avrebbe soltanto un nome un po’ più lungo degli altri, tipo: “Colei a cui il dio Vento parla più spesso degli altri e che, per ascoltarlo, ogni tanto si ferma lungo il sentiero della vita”.
Questo suo stato ha causato che per anni lei non fosse in grado di comunicare normalmente: lei non capiva il mondo ed il mondo non capiva lei, e questo comportava che lei ne avesse tanta paura e per questo piangesse sempre di notte, e che il mondo la considerasse davvero troppo diversa per accettarla, proprio come il capitano Kirk appena giunto su un pianeta all’estremo della galassia.
Le carezze, i baci, le paroline dolci erano i nostri tele-trasportatori, per poter ritornare al nido Enterprise.