MicaTantoMovimento

Non è un movimento, ma vuole creare movimento, un movimento verso la civiltà adulta.

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"Vuol dire passeggiare insieme, persone disabili e non, per le vie della città, impossessandosi degli spazi pubblici, pubblici per tutti. Mica tanto movimento, in fondo. Anche perché di più, di movimento, non riusciamo a farne; questione di limiti." "Non è un movimento, ma crea movimento, un movimento verso la civiltà adulta." "Diventerà una massa critica e civica, ma solo se ci sarai anche tu!"

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lunedì, 07 aprile 2008

MICATANTOMOVIMENTO ovvero una lettera aperta ai milanesi

Si va sempre di corsa, in una città come Milano sembra che il tempo non basti mai. Invece che fare tante cose alla svelta, io ho imparato a farne meno, ma più tranquillamente. Ho dovuto imparare. Perlomeno, per tutto il tempo che passo con mia figlia, per la quale i peggiori nemici sono proprio le cose dette e fatte con l’orologio in testa: quando aiutarla a rimettere le scarpe una seconda volta già innervosisce, quando aspettare che si decida a salire spontaneamente sull’auto ti farebbe troppo ritardare, quando vederla indugiare per la strada a salutare tutte le persone che le piacciono mi fa capire come il mondo per lei giri troppo veloce.
Ma solamente per lei?
Valentina adora vagabondare per le vie di Milano, salire e scendere dai tram e dalla metropolitana ( gli autobus sono più impegnativi, ma qualche volta la accontento e proviamo anche quelli). Adora stare in mezzo alla gente, quando l’affollamento costringe tutti a stare più vicini ( io naturalmente evito accuratamente le ore di punta) e anche se la carrozza è semi vuota vuole sedersi vicina vicina a qualcuno. Delle persone gentili a volte si alzano per lasciarmi il posto accanto a lei, ma no, loro non sanno che è proprio quello che lei cerca, di star vicina agli altri. Tutto le scorre veloce intorno e allora lei ad un certo punto afferra qualcuno, e rimane immobile.
E’ questo un comportamento incomprensibile per la gente,aggravato dal contatto fisico con un estraneo, che è un tabù per la nostra società. Allora devo intervenire a spiegare la situazione: per lo più le persone capiscono, sorridono e fanno qualche domanda. Qualcuno, ogni tanto, ha anche del tempo da regalarci e passeggia con noi, iniziando a chiacchierare con Valentina, anche se ben presto si rende conto che non avrà alcuna risposta........verbale. Ma queste sono le situazioni in cui lei diviene davvero raggiante, e il sorriso del suo volto e dei suoi occhi dicono molto di più di cento parole.
Ho spesso pensato che sarebbe bello se la gente si accorgesse di più di noi, cioè di lei, della sua voglia di essere considerata, di scegliere, di avvicinarsi a chi le piace di più. Sarebbe bello se il suo modo di fare non creasse disagio o imbarazzo, se le nostre passeggiate fossero meno solitarie, senza paura di infastidire o far perdere tempo alle persone.
Un giorno,al tavolo di lavoro delle organizzazioni che in Zona 6 a Milano si occupano delle persone disabili, è nata un’idea.
L’abbiamo chiamata MICATANTOMOVIMENTO.
Qualcuno aveva appena assistito ad una spiacevole situazione su un mezzo ATM, dove la salita di un disabile in carrozzina aveva richiesto particolari manovre per posizionare l’autobus vicino al marciapiede in modo che potesse salire. Un po’ di trambusto, tempi di attesa superiori al previsto, qualche protesta e segni di impazienza . Si, i mezzi pubblici si sono attrezzati, ma non sono abituati a questo tipo di utenza; la gente stessa non è abituata a fare spazio e facilitare la circolazione di questi concittadini; la città di Milano ha, si, predisposto scivoli, saliscendi e ascensori ma non è abituata a veder circolare i suoi cittadini con disabilità! E d’altronde le stesse persone disabili utilizzano il meno possibile i mezzi pubblici per evitare ritardi ed imprevisti. E questo vale anche in genere per gli spazi pubblici, in cui si ha paura di creare situazioni imbarazzanti. Addirittura molti familiari hanno pudore di “mettere in mostra” la disabilità dei propri figli e si spostano preferibilmente in auto e solo per le cose strettamente necessarie, rinunciando a passeggiare o fare “shopping” nel centro cittadino, rinunciando a farsi un giro in piazza Duomo il sabato pomeriggio come tante famiglie e tanti ragazzi normalmente fanno.
L’abbiamo chiamato MICATANTOMOVIMENTO.
Una “massa” di persone, disabili e non, che vuole essere vista, guardata, soprattutto accompagnata. Una “massa” in movimento lento a cui ci si può aggregare in piena libertà: le persone disabili, i loro familiari, gli operatori, ma anche le mamme con i passeggini e i bambini, gli anziani, i giovani che ci rallegrano con ritmi e canzoni. Insomma tutti i cittadini, per passeggiare insieme e guardare in faccia la città.
Siamo ancora in pochi l’ultimo sabato pomeriggio di ogni mese a ritrovarci alle 16.30 in via Dante angolo Cairoli, ma siamo pieni di entusiasmo perchè, guardarsi in faccia, conoscersi un po’ di più, regalare un po’ del proprio tempo per un sorriso e un saluto,
contribuirà a migliorare la qualità della vita di tutti i milanesi, disabili o meno, con una semplice passeggiata per le vie della notra città.
 
A tutte le famiglie, con grande affetto,

Daniela Zanchi, mamma di Valentina

postato da: micatantom alle ore 10:13 | link | commenti (2)
categorie: pensieri
venerdì, 19 ottobre 2007

STAR TREK i pensieri di una mamma

star trekRicordo di aver visto da bambina la serie televisiva originale.
Ricordo gli ingenui episodi originali; erano più o meno tutti uguali: un’astronave intergalattica Enterprise, comandata dal capitano Kirk, si avvicinava ad uno strano pianeta, ogni volta diverso.
Utilizzando un tele-trasportatore che assomigliava ad una cabina telefonica cilindrica di vetro, una parte dell’equipaggio poteva spostarsi in pochi secondi dall’astronave alla superficie del pianeta, vivere una strana avventura e, in caso di pericolo (cosa che succedeva regolarmente), poteva con lo stesso meccanismo rientrare sull’astronave e finire la puntata con un sospiro di sollievo e la classica risata con happy end.
La cosa che variava di volta in volta era la specificità degli abitanti del pianeta, che sempre avevano un nuovo aspetto davvero stravagante, come stravaganti erano le loro attitudini, i loro usi ed il loro linguaggio.
 
Ricordo queste cose per poter spiegare ora a cosa mi sia servito vedere questi telefilm.
 
Mia figlia è una persona particolare.
Come tutti i figli dovrebbero essere per i propri genitori, per me è la migliore di questa Terra.
Per altri estranei invece è solo una ragazza che ha avuto come tutti in dono da Dio 2 orologi: uno per far crescere il corpo, e uno per far crescere la mente; quello della mente spesso è rimasto indietro, perchè Dio si è dimenticato di cambiargli ogni tanto la pila...
Così lei è quello che con tanto dolore e tanta fatica s’impara per necessità sociale a chiamare “disabile”.
Dico “necessità sociale” perchè sono convinta che in un’altra società, per esempio presso gli aborigeni, forse questa caratteristica non susciterebbe le sgradevoli reazioni che purtroppo riscontro nella nostra e lei avrebbe soltanto un nome un po’ più lungo degli altri, tipo: “Colei a cui il dio Vento parla più spesso degli altri e che, per ascoltarlo, ogni tanto si ferma lungo il sentiero della vita”.
Questo suo stato ha causato che per anni lei non fosse in grado di comunicare normalmente: lei non capiva il mondo ed il mondo non capiva lei, e questo comportava che lei ne avesse tanta paura e per questo piangesse sempre di notte, e che il mondo la considerasse davvero troppo diversa per accettarla, proprio come il capitano Kirk appena giunto su un pianeta all’estremo della galassia.
 
Le carezze, i baci, le paroline dolci erano i nostri tele-trasportatori, per poter ritornare al nido Enterprise.
postato da: micatantom alle ore 16:53 | link | commenti (3)
categorie: pensieri